venerdì 23 novembre 2018

Un discorso antico, ma attualissimo



A maggio mi ero ripromesso di pubblicare, con cadenza più o meno settimanale, una serie di articoli su temi inerenti alla mia Saga. Uno l’avevo anche scritto, ma poi non l’ho pubblicato, per varie ragioni. Lo pubblicherò, spero di mantenere una frequenza all’incirca quindicinale, ma per ora preferisco questo: legato solo in parte alla mia saga e solo perché, svolgendo ricerche sui regni del I° secolo a oriente dell’Impero Partico, erede di quello Persiano (semplificando), sono incappato, come sapevo inevitabile, in Alessandro Magno.


A scuola, almeno a quanto ricordo, s’impara (o s’imparava) che “arrivò fino alle foci dell’Indo”. Giusto, ma molto parziale.
In realtà Alessandro, dopo essersi assicurato il controllo della Grecia, partendo dalla Macedonia, ha conquistato la grande penisola Anatolica, la Siria e l’Egitto, per giungere in Mesopotamia, dove ha annichilito il potente Impero Persiano, conquistando così gli attuali Iran e Iraq e l’Afghanistan, allora Baktria, dove ha fondato, tra le altre, Alexandria Arachosia, oggi Kandahar.

E poi sì, è arrivato all’Indo, ossia in Pakistan. Sul delta (non foce) del grande fiume trovò il villaggio che i Greci avevano denominato Barbarikon, oggi Karachi.
Si è fermato lì? Ma nemmeno per idea.
Al confine settentrionale dell’Afghanistan ha fondato (per non annoiare, citerò soltanto le città più significative, ne ha fondate decine) Alexandria Oxiana, perché sulle rive del fiume Oxus, oggi noto come Amu Darya, che parte dal Pamir, per poi segnare un lungo tratto del confine tra Afghanistan e Uzbekistan e arrivare al lontano lago Aral, a nord ovest.
Presa la mitica Samarcanda, nell’attuale Uzbekistan, si spinse in Kazakistan, per arrivare all’altro immissario dell’Aral, lo Syrdarya, sulle cui rive fondò Alexandria Eschate (letteralmente: la più lontana), o Alexandria Ultima, poco a sud est del cosmodromo di Baikonur (non che allora ci fosse il cosmodromo).

Già, l’Indo: ne conquistò tutto il corso, fino al Kashmir, senza ovviamente spingersi alle sorgenti, alle pendici dell’Himalaya, fondando qui e là altre città, fino ad arrivare a est, nella zona dell’attuale Peshawar, dove perse in battaglia l’amato compagno di avventura: Bucefalo, il suo leggendario destriero, cui dedicò una città sul luogo dove il cavallo era perito, Alexandria Bucephala (Jhelum, nel Punjab).
Il destino, che gli aveva consentito di conquistare un impero enorme, aveva cominciato a girargli le spalle: fu tornando a occidente che si ammalò, per morire a soli 32 anni.
Morte prematura, visto che i suoi satrapi non riuscirono a tenere unito l’impero, preferendo spesso combattersi, che federarsi a fronteggiare nemici che arrivavano da tutte le parti, in spregio alle sue raccomandazioni.

E veniamo alla ragione per la quale ho deciso di ricominciare da questo articolo, tralasciando di parlare della mia saga, nella quale non ho però resistito a non farlo citare, almeno in parte, a uno dei protagonisti nel 5° volume, in un’occasione appropriata:
 il Giuramento di Opis.
Opis, un villaggio nei pressi di Babilonia, malamente reso in italiano come Opea, dove nel 324 B.C. l’allora trentenne Alessandro pronunciò questo giuramento, un testamento spirituale, di un’attualità sconcertante.
Tanto più sconcertante perché precorreva il pensiero dell’allora fanciullo Zenone di Cizio, il filosofo che elaborò le teorie dello Stoicismo, una dottrina illuminata, tanto che certamente vi si ispirò l’Illuminismo di Voltaire e soci, che non fu quindi un pensiero originale, ma che traeva spunto proprio dalla riscoperta dei testi degli antichi filosofi, elaborata e riproposta in chiave adatta all’epoca.
Una dottrina che i Romani fecero propria, tanto che Marco Aurelio, l’imperatore filosofo, ne sviscerò i concetti nel suo “Dialoghi con me stesso”, una monumentale opera in dodici volumi.
Dobbiamo ringraziare un’altra intuizione del Grande Macedone, che ha fatto sì che questo discorso sia arrivato fino a noi: l’attenzione alla propaganda, affidata a una schiera di storici e cronisti, che sempre accompagnavano il suo esercito.

Il discorso - finalmente - diranno i miei due lettori.
Alessandro lo pronunciò per spiegare ai fedeli uomini della sua guardia il motivo per cui vi aveva arruolato dei Persiani, ma andò oltre, molto oltre.
Eccolo:
«Vi auguro, ora che finiscono le guerre, di trovare la felicità nella pace. D’ora in poi tutti i mortali debbono vivere come un solo popolo, uniti per il benessere comune. Considerate il mondo intero come vostra patria, con leggi comuni, dove governeranno i migliori, indipendentemente dalla razza.
Io non distinguo gli uomini, come fanno gli ignoranti, in greci e barbari, non mi interessa la provenienza dei cittadini e nemmeno la razza della nascita: li distinguo con una sola misura, la virtù. Per me ogni buon straniero è greco e ogni cattivo greco è peggiore del barbaro.
Se mai vi si presenteranno problemi da risolvere, non ricorrete alle armi, ma risolveteli pacificamente, nel bisogno mi porrò io stesso come vostro arbitro.
Non dovete considerare dio come l'assoluto governatore, ma come padre comune di tutti, per far sì che il vostro comportamento sia quello di fratelli in una famiglia.
Da parte mia, considero tutti uguali, bianchi e neri, e vorrei che non foste solamente cittadini dei miei domini, ma collaboratori tutti e consorziati.
Per quanto mi concerne, cercherò di comportarmi di conseguenza.
Questo prometto e questo giuramento, che oggi abbiamo fatto solennemente, tenetelo come consiglio d'amore».

Ritengo che i commenti siano superflui, ragion per cui concludo questo secondo articolo, augurandomi l’abbiate trovato interessante.

lunedì 14 maggio 2018

Ed eccoci al

Primo Articolo

Per meglio far conoscere i miei romanzi, ho deciso di pubblicare una serie di articoli strutturati come le presentazioni che faccio di persona.
La storia doveva svolgersi nella Roma imperiale e ho scelto questo periodo per una serie di motivi, di cui parlerò nel prossimo articolo.
Gli eventi narrati nella Trilogia coprono un arco di circa cinque mesi, nel 22 A.D. e sempre a Roma, salvo brevi viaggi dei protagonisti.
In questo primo articolo descriverò sommariamente la situazione che potremmo aspettarci di trovare qualora capitasse a noi: cose che più o meno tutti abbiamo studiato, ma forse è opportuno riassumere alcuni dettagli. Sottolineo riassumere, non ho la pretesa che questo sia un articolo esaustivo.

Partiamo dal momento storico in cui i sette protagonisti, quattro Italiani del 2015 e tre militari americani del 1944 si trovano, loro malgrado, catapultati in seguito a uno strano fenomeno naturale.
L’Impero, formalmente una Repubblica retta da un Princeps, gode di un periodo di tranquillità sotto il regno di Tiberio: nessuna guerra, ribellioni interne trascurabili, stabilità economica.
La città di Roma è magnifica nei suoi monumenti, ma tormentata da una delinquenza a livelli intollerabili, che costringe molti a ricorrere a guardie del corpo.
Naturalmente ci sono gli schiavi, fondamentali per l’economia di allora, ma che godevano diritti maggiori rispetto ai lavoratori “liberi” del XIX secolo.
Per il resto, era una società estremamente tollerante, tanto che potremmo definirla multietnica e multireligiosa. D’altronde, con la varietà di razze, usi e religioni presenti nell’Impero, non poteva che essere così.

Una cosa che forse non tutti sanno è che vi era una sorta di scuola dell’obbligo, in quanto, per ottenere la cittadinanza romana, era necessario saper leggere, scrivere e non solo. E che addirittura i proprietari degli schiavi erano incentivati a far loro frequentare le scuole.
Un altro aspetto è che le donne, dopo le riforme Augustee, godevano di parecchi diritti, se non della completa parità: potevano divorziare, possedere beni e svolgere attività commerciali o di altra natura. Non avevano accesso ai livelli più alti di istruzione, se non tramite precettori e non partecipavano alla vita politica, ma non erano certamente considerate come in certe culture contemporanee.
La medicina era a livelli insospettati, come dimostrano vari ritrovamenti di strumenti chirurgici e l’igiene degli stessi e della persona era di gran lunga superiore addirittura a quello del XIX secolo.
Inoltre, molti piccoli oggetti rinvenuti di recente dimostrano anche un livello tecnologico superiore a quanto potremmo attenderci.
Anche l’età media, che a noi può apparire bassa, era pari o superiore a quella del XIX secolo. È opportuno ricordare che un fattore che influenza l’attesa di vita è la mortalità neonatale e delle puerpere, particolarmente alta in periferia, dove vi erano meno cure.
Ma molti personaggi storici, quindi appartenenti a classi elevate, arrivavano spesso a superare i 70 anni di età, posto che non trovassero spade, frecce o veleno sulla loro strada.

In buona sostanza, è la dimostrazione di come il progresso non proceda in modo lineare, ma ondivago: dopo la caduta dell’Impero d’Occidente sono venute meno l’istruzione, l’igiene, le pratiche mediche e le donne sono tornate a venir considerate all’incirca alla stregua di capre, salvo rare eccezioni. Roma stessa, che contava allora oltre un milione di abitanti, nel VI secolo si era ridotta a ventimila e abbiamo dovuto attendere il XIX perché un’altra città, Londra, arrivasse a quei livelli.

Altri fattori mi hanno spinto a scegliere questo periodo, ma l’appuntamento è al prossimo articolo, tra una settimana circa.

domenica 13 maggio 2018

Dopo averlo lasciato inattivo fin dall'inizio, ho finalmente deciso di utilizzare questo blog per pubblicare articoli che introducano il periodo storico nel quale i fatti della mia Saga si svolgono e di altri argomenti correlati ai miei romanzi, evitando accuratamente, per quanto possibile, di entrare nel merito della storia.
Premetto fin d'ora che gli articoli saranno molto sintetici e lungi dall'essere esaustivi. Mi propongo infatti di interessare i potenziali lettori agli argomenti trattati nei miei romanzi, non di annoiarli con mille precisazioni.

lunedì 11 luglio 2016

Da qualche parte bisogna cominciare, io comincio da qui.
Lo scopo principale di questo blog è diffondere la notizia che mi hanno pubblicato il mio primo libro e scambiare opinioni con i lettori, che spero saranno numerosi.
Il libro è il primo della serie "L'impero d'acciaio", che ovviamente da il nome al blog.

Come inizio può bastare... o no?